VITTORIO GNECCHI

Vittorio Gnecchi (Milano 17 luglio 1876 – 5 febbraio 1954), compositore italiano di opere liriche, sacre, balletti, lied e musiche da camera è vissuto a Milano e ha composto le sue opere musicali dagli inizi del 1900 fino alla sua morte. Le sue musiche sono state eseguite più nei paesi europei che in Italia, dove a causa dell’“incidente” Cassandra, diretta da Arturo Toscanini a Bologna nel 1905, e delle interferenze di Richard Strauss, hanno avuto un certo ostruzionismo nonostante fosse considerato da molti grandi musicisti italiani uno dei più importanti compositori della sua generazione.

LA SOLITUDINE DI UN GENIO

“Nemo Propheta in Patria”: non serve scomodare i Vangeli per attestare tale affermazione. Basterebbe infatti ripercorrere la vita e l’arte di Vittorio Gnecchi Ruscone, compositore orgogliosamente italiano che ha fatto dell’assenza di confini il tratto essenziale della sua musica.

L’agiatezza economica della famiglia gli permise di viaggiare, culturalmente e geograficamente; di conoscere e capire ciò che avveniva al di là delle Alpi, acquisendo, assorbendo, alimentando una biblioteca (reale e cognitiva al tempo stesso) che assimilò e poi riversò in ogni pagina da lui scritta.
La sua musica divenne l’urgente sfogo di tale e tanta conoscenza. Non scrisse molto in numeri, ma tanto in densità. Lasciò ai suoi conterranei la ricerca del “vero”, per addentrarsi nei meandri del mito, nella lettura del passato come chiave per illuminare il presente e magari proporre alternative per il futuro.
S’andava delineando un linguaggio musicale assolutamente nuovo, che pescava dai vocabolari “europei”, specialmente “tedeschi”, perché da laggiù arrivavano le tecniche orchestrali più innovative; per poi alimentarsi alle fonti classiche, per lui imprescindibili, perché applicabili ad ogni tempo e ad ogni luogo.
Purtroppo pochi lo capirono, almeno in Italia. Perché nel mondo europeo, in Germania, in Austria e in Francia è stato osannato. Non seguiva la moda. Nessun futurismo all’orizzonte del “Verismo” che imperava. Non v’erano etichette per catalogare opere con titoli che sapevano di antico; musiche che nascondevano, in fitte e intricate tessiture armoniche e orchestrali assai complesse per l’epoca, scale di sapore ellenico miste a linee melodiche che più italiane non si può.
Tanta passione e tanto studio per poi rimanere in una triste solitudine per tutta la vita.
Una solitudine condivisa proprio con chi (ironia della sorte e della critica musicale) all’epoca fu associato, quel Strauss Superstar che, come lui, non lasciò epigoni, segnando l’ultima gloria della Musica intesa e ambita come espressione di passione, piacere, giubilo, anelito umano a emulare il divino.
– Marco Iannelli

OPERE TEATRALI:

Virtù d’Amore (1896), azione pastorale in 2 atti di M. Rossi Bozzotti
Cassandra (1904), dramma musicale in prologo e 2 atti di L. Illica e V. Gnecchi
La Rosiera (1909), idillio tragico in 3 atti di C. Zangarini e V. Gnecchi
Judith (1914-1952), dramma musicale in 3 atti di L. Illica

BALLETTI:

Atalanta (1929)

COMPOSIZIONI PER GRANDE ORCHESTRA:

Epinicio (1910), inedito
Poema Eroico. Notte nel campo di Oloferne (1932)
Tempo di Sinfonia in re bemolle, inedito

COMPOSIZIONI CORALI SACRE:

Missa Salisburgensis (1933), per soprano, coro e orchestra
Cantata Biblica (1934), per soprano, baritono, coro e orchestra
Salve, Regina!, per soprano, coro e orchestra
Sacro Convivium, per soprano, coro e orchestra
Ave Maria, per tre soli, organo e orchestra

COMPOSIZIONI PER PICCOLA ORCHESTRA:

Invocazione Italica, marcia
Pastorale
Pavane
Piccola Madre, romanza

MUSICA  DA CAMERA:

Adagio, per violino e pianoforte
Adagio, per violoncello e pianoforte
Adagio, per violino, violoncello e pianoforte
Andante Religioso, per violino, violoncello e pianoforte
Danza e Riti Greci, per violino, violoncello e pianoforte
Marcia, per violino, violoncello e organo
Ouverture, per due pianoforti
Pastorale, per canto e pianoforte
Preghiera, per violino e pianoforte
Sei Romanze per canto e pianoforte

“Per la musica, l’esecuzione è la vita. Un’opera non ha il respiro perenne di un quadro: nascosta essa è la polvere”

Vittorio Gnecchi