LA FAMIGLIA GNECCHI RUSCONE

VERDERIO E LA VILLA DEI CONFALONIERI
Lo sviluppo dell’industria tessile italiana, portò le famiglie dei primi grandi industriali lombardi a costruire i propri ritiri estivi nella zona di nord-est della regione, in particolare nella provincia di Como. Iniziarono così a sorgere imponenti ville in stile classico francese, che assunsero l’importante veste di privilegiati salotti aristocratici, in cui si cercava di imitare i fasti del rinascimento italiano, sul modello delle ville palladiane lungo le rive del Brenta.In un piccolo borgo vicino all’Adda, Verderio, nella provincia di Como, oggi di Lecco, già teatro di battaglia nel 1799 fra le truppe austriache e i francesi di Bonaparte, la famiglia Gnecchi aveva ereditato, nel 1842, dallo zio Giacomo Ruscone (che condizionò il lascito all’obbligo di aggiungere il cognome Ruscone), una villa ove andarono ad abitare Giuseppe Gnecchi e la moglie Giuseppina, nata dei conti Turati. Proprio accanto, sorgeva la sontuosa villa della famiglia Confalonieri. Lì, una notte, Vitaliano, nipote di Federico Confalonieri, legato alla Carboneria, lasciava misteriosamente la villa, nel bel mezzo di una cena, per non farvi più ritorno.

LA FAMIGLIA GNECCHI RUSCONE E LA SUA AFFERMAZIONE SOCIALE
Giuseppe Gnecchi
 (industriale della seta e simpatizzante dei moti indipendentisti), nel 1848 acquistò la villa dei Confalonieri, ponendo così le fondamenta di una famiglia che, con intelligenza commerciale e sapienti unioni matrimoniali, si stava affermando nella società aristocratica lombarda; villa che si rivelerà il cuore della famiglia Gnecchi, trattenendo fra le sue mura gli antichi splendori di una realtà borghese ormai lontana. Giuseppina Gnecchi Turati si sarebbe poi distinta per le numerose donazioni fatte a Verderio, fra cui l’imponente chiesa parrocchiale (che non riuscirà a vedere ultimata, spegnendosi nel luglio del 1899).

Villa Gnecchi a Verderio

Villa Gnecchi a Verderio

FRANCESCO GNECCHI RUSCONE, IL RE E I SALOTTI ARISTOCRATICI DI MILANO
Gli interessi della famiglia Gnecchi gravitavano sempre di più verso Milano, ove avevano dimora in Via Monte di Pietà 1; finché Giuseppina Gnecchi Turati decise di acquistare un lussuoso palazzo in via Filodrammatici 10, alle spalle del Teatro alla Scala, già proprietà Visconti Ajmi, come regalo di nozze per il primogenito Francesco (palazzo che dopo la seconda guerra sarà rilevato da Enrico Cuccia per diventare la sede di Mediobanca).Francesco Gnecchi Ruscone si distinse subito per le sue doti filantropiche, culturali e imprenditoriali. Personalità dal passato patriottico, fu volontario nella guerra del 1866 contro l’Austria. Quale illustre numismatico, costituì la più importante collezione di monete romane di età imperiale (dichiarata monumento nazionale e oggi esposta al Museo Archeologico di Roma), fondò nel 1888 la “Rivista Italiana di Numismatica” e approntò con il re Vittorio Emanuele III (a lui legato da profonda stima) la compilazione del “Corpus Nummorum Italicorum”, che sostanzialmente riuniva la sua collezione con quella del Re. Fu importante produttore di seta, nonchè sindaco di Verderio (dotando a sue spese il paese dei principali servizi, tra cui il municipio e l’acquedotto), consigliere del Comune di Milano, presidente di varie società, banche e aziende, nonchè consigliere d’amministrazione della Società dei Cascami di seta.Subito dopo la guerra, proprio questa società venne accusata di aver fornito al nemico i cascami di seta che potevano servire per fabbricare i paracadute. Tra gli imputati appariva anche Francesco Gnecchi. Il processo – che all’epoca suscitò grande scandalo – si tenne a Roma e fu per lui un’inaudita sofferenza morale, tanto che si ammalò durante il dibattimento e morì per una crisi cardiaca, non arrivando mai a conoscere l’esito della sentenza: assoluzione con formula piena.

“Per la musica, l’esecuzione è la vita. Un’opera non ha il respiro perenne di un quadro: nascosta essa è la polvere”

Vittorio Gnecchi